18 novembre, 2017

L'umiliazione di Canossa

Il Medioevo è stato il teatro dello scontro fra due forze titaniche, due modi di pensare e di concepire il mondo radicalmente diversi.

Il piccolo borgo di Canossa, sovrastato dal suo castello.
Entrambi miravano al potere in quel mondo, ed entrambi gli sfidanti hanno sfoderato tutte le frecce nella loro faretra per riuscire a primeggiare nella partita per la conquista del cuore dei popoli d'Europa.
Da una parte l'Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, desideroso di essere egemone in Europa.
Dall'altra c'era il Papato, che con la sua presa sulla coscienza e sull'anima delle persone, poteva determinare la fortuna o la rovina di interi Regni. Ed uno degli episodi in cui l'Impero ha seriamente rischiato di capitolare sotto i colpi del Papato, riguarda proprio quello che si svolse nella piccola cittadina di Canossa.
Ma veniamo ai fatti.
Nella seconda metà dell'XI secolo, l'Imperatore del Sacro Romano Impero è Enrico IV di Franconia, il quale fa tutto ciò che è in suo potere per rafforzare il potere imperiale, attraverso un laborioso gioco che tendeva ad assicurarsi la fedeltà dei nobili, senza però dare ulteriore potere ai Vescovi, il cui potere era già forte. L'attrito col papato nacque nel 1072: in quel periodo, Enrico IV doveva combattere contro il movimento Patariano, nato da una costola della Chiesa Romana; per ostacolarli, nominò all'Arcidiocesi di Milano il chierico Tedaldo.

Enrico IV di Franconia
Il Papa di allora, Gregorio VII, non stette a guardare; d'altronde è compito del Papa nominare gli arcivescovi, ragion per cui replicò con una dura lettera, datata 8 dicembre, nella quale, tra le altre cose, accusava l'imperatore di essere venuto meno alla parola data e di aver continuato ad appoggiare i consiglieri scomunicati; al tempo stesso inviò anche un messaggio verbale in cui lasciava intendere che la gravità dei crimini, che gli sarebbero stati imputati a questo proposito, lo avrebbero reso passibile non solo del bando da parte della Chiesa, ma anche della deprivazione della corona.

Pagina miniata raffigurante Gregorio VII
Enrico non si curò degli ammonimenti del Papa; ragion per cui, al Sinodo di Worms del 24 gennaio del 1076, dichiarò decaduto il Papa, chiedendo ai romani di sceglierne uno nuovo. Il 22 febbraio allora il Papa reagì, scomunicando Enrico IV, sciogliendo i sudditi da ogni giuramento di fedeltà e desacralizzando l'Impero. Tale evento inimicò tutti i Principi tedeschi, che intimarono ad Enrico di ottenere una riconciliazione col Papa entro un anno. Oltre a ciò, i Principi fissarono anche un'udienza con Gregorio VII nel febbraio del 1077.
Enrico, ormai preso fra due fuochi, non poté fare altro che dirigersi verso sud, in direzione di Roma. Gregorio VII, saputo dell'imminente arrivo di Enrico, si recò a Canossa e lì si stabilì, in attesa dell'incontro con i principi imperiali.
Nel gennaio del 1077, l'Imperatore scomunicato, chiese di essere ricevuto, ma non ebbe risposta; il 24 gennaio, Enrico era in saio, scalzo, sotto la neve, col capo cosparso di cenere ed in ginocchio davanti ad una porta chiusa, nella speranza di essere ricevuto e così ottenere il perdono. Ma i giorni passavano: 25 gennaio, 26 gennaio, 27 gennaio...
Fu solo l'intercessione del suo padrino, l'abate di Cluny Ugo, e di Matilde di Canossa, a far aprire le porte del castello ad Enrico IV. Così, la mattina del 28 gennaio, uno sfinito ed infreddolito imperatore arrivò a capo chino dinanzi a Gregorio VII, che uscì da questa disputa con una vittoria schiacciante.

Umiliazione di Canossa: Enrico, in saio, davanti al Papa Gregorio VII
L'impatto storico di questo evento ebbe l'effetto di un uragano: Enrico, tornato in patria, scoprì di essere stato deposto e che, al suo posto, sedeva il cognato; una serie di scontri per riprendersi il potere, fecero saltare l'incontro fra il Papa ed i principi tedeschi, che di conseguenza scomunicò nuovamente Enrico IV; quest'ultimo nominò prima un antipapa, Clemente III, poi marciò verso Roma per detronizzare Gregorio VII. Il Papa, per contrastare l'Imperatore, revocò la scomunica al Normanno Roberto il Guiscardo e gli chiese protezione. Fu l'inizio di una serie di battaglie e di avverse vicende che si concluse nel devastante sacco di Roma del 1084, dove tutte le chiese vennero spogliate, e le rovine ancora in piedi distrutte. Alla fine della vicenda, Gregorio VII fu costretto a fuggire a Salerno, mentre l'antiPapa Clemente III sedette sul trono di una Roma ormai distrutta.

16 novembre, 2017

Proposte di lettura: Fortezze di Dio

Quello che vi presentiamo oggi non è un semplice testo che normalmente troviamo sugli scaffali delle nostre librerie, ma è un libro da cercare e da approfondire nei suoi minimi particolari. L'autore Peter Harrison, ricercatore presso il Center for Medieval Studies dell'università di York, è anche membro della Society of Heraldical Arts, del Fortress Study Group e del Castles Study Group. Ha pubblicato numerosi libri sulle fortificazioni medievali sia religiose che civili.

Il libro presentato

Sin dagli albori della vera e propria guerra medievale e nei secoli successivi, tutte le grandi fedi sono state soggette a persecuzioni e a grandi assedi, motivo per il quale ci sono ancora numerosi esempi intatti dell'architettura religiosa fortificata (monasteri, chiese e Templi); inoltre entrano a far parte anche alcune delle più importanti fortificazioni costruite nelle varie aree del mondo.
Questo testo li illustra con disegni e piantine, ed è corredato da spettacolari fotografie scattate in luoghi remoti e selvaggi, dove vengono immortalate queste bellissime opere architettoniche medievali e post-medievali. Harrison descrive in modo minuzioso le fortezze religiose del Cristianesimo, dell'Islam e del Buddismo tibetano, tra cui si annoverano alcuni degli edifici più affascinanti del Medioevo, sparsi soprattutto in Europa, ma anche in Nord Africa, nel Nuovo Messico o sull'Himalaya. L'autore risalta nella parte descrittiva l'importanza di queste fortificazioni; che si tratti di una semplice chiesa parrocchiale sul confine anglo-scozzese, del Vaticano o del superbo Potala del Dalai Lama, questi edifici sono tutti legati da uno scopo comune: quello di difendere la vera Fede dagli assalti dei miscredenti, ma presentando una grande varietà di forme. Le strutture che Peter Harrison descrive doviziosamente, prendono in considerazione molteplici punti di vista, dallo storico al militare all'architettonico, analizzando i vari casi in cui tale struttura fosse sotto assedio e non.
Oltre alla minuziosità nella descrizione, il libro è molto scorrevole ed interessante, illustrando anche ai meno esperti le caratteristiche possedute da una fortezza di secoli fa.

14 novembre, 2017

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:

TAGLI BRASATI CON POLENTA

Ingredienti:

1/2 lt. di vino rosso
600gr. di carne di manzo
400gr. di farina di grano saraceno
100gr. di farina di farro
1 cucchiaino di olio/lardo
1 cipolla
1 carota
1 sedano
2 spicchi d’aglio
2 foglie d’alloro
1 punta di sale/pepe/zenzero/garofano
2 buste di zafferano

Procedimento
Preparate le verdure ben lavate, trituratele finemente e ponetele a rosolare con olio e lardo.
Prendete la carne, passatela nella farina e mettetela a soffriggere assieme alla verdura; aggiungete tutte le spezie e il vino, mettete il coperchio e abbassate la fiamma.
Lasciate cuocere per tre o quattro ore, aggiungendo acqua e brodo se necessario.
Portate ad ebollizione un litro d’acqua salata, versate a pioggia la farina, mescolate e cuocete per 40 minuti.
Rovesciatela su un tegame e servitela con la carne.


BISCOTTI DI SAN FRANCESCO

Ingredienti:

Miele
mandorle cotte
cannella
corteccia d’arancio (buccia)

Procedimento
Bollire il miele e, nel mentre, pestare e battere insieme la cannella, le mandorle cotte e la corteccia d’arancio.
Unire il composto al miele bollito, impastare e miscelare bene. Dividere l’impasto dei biscotti ottenuto in tante parti a forma di dita.
Infornare la teglia e portare a cottura i biscotti.

10 novembre, 2017

Le vette dell'arte medievale: Il palazzo pubblico di Siena

Nell'anno 1348, a Siena, il Governo dei Nove, che amministrava la città, completò un palazzo imponente: la torre, in mattoni e marmo, svettava imponente sull'intera città per 88 metri; il fronte della facciata, costituito da un fascione in marmo alla base e due piani di trifore contornati dai mattoni color terra di Siena, incombeva sulla piazza. Le merlature gli davano l'aspetto di un castello; elegante ed austero all'esterno, quanto fastoso e riccamente decorato all'interno. Era nato il palazzo pubblico di Siena. 

Il palazzo Pubblico da piazza del Campo

Nel XIII secolo, il governo cittadino si riuniva nella piccola chiesa di San Pellegrino alla Sapienza. Il governo era ghibellino; caduto quest'ultimo, e salito al potere uno di parte guelfa, si pensò ad una nuova sede più adeguata al crescente potere senese. Così si scelse di risistemare la centrale piazza del campo, e su palazzi preesistenti, prese vita la nuova, imponente costruzione. Il palazzo venne costruito, fra alterne vicende, fra il 1284 ed il 1310. Tra il 1325 ed il 1348, risale la costruzione della torre campanaria, detta del Mangia. Nel 1352 viene costruita la cappella alla base, ex voto per la fine della peste del 1348.

La facciata del palazzo è prevalentemente in laterizio, e all'interno delle trifore, compare lo stemma di Siena.

Porzione centrale della facciata, con le merlature coronanti il tetto
All'interno si apre un cortile, detto del Podestà, dello stesso stile della facciata; la principale differenza con l'esterno è legata alla presenza di diverse decorazioni marmoree.

Cortile del Podestà
Per gli interni, il governo dei nove si affidò ai migliori artisti del tempo; ed essi hanno creato opere che sono diventate iconiche nella storia dell'arte. Ad esempio, nella sala del Consiglio, Simone Martini affresca Guidoriccio da Fogliano che si dirige all'assedio di Montemassi.

Simone Martini - Guidoriccio da Fogliano ed il paese assediato di Montemassi
Inoltre dipinge anche la Maestà, come controfacciata alla sala.

Simone Martini - Maestà
Tutta la sala del Consiglio, o del Mappamondo, risulta finemente affrescata.

Visione d'insieme della sala del mappamondo
Il grande capolavoro del palazzo è comunque la Sala dei Nove, dove sono presenti le allegorie del Buono e del Cattivo Governo.

Visione d'insieme della sala dei nove

Gli affreschi sono due allegorie che mostrano le differenze sulla città fra un governo giusto ed equilibrato ed un governo cattivo e corrotto. Questi affreschi sono il capolavoro di Ambrogio Lorenzetti.

Allegoria del buon governo, ogni immagine rappresenta una virtù

Effetti del buon governo sulla città, che fiorisce di attività ed è ben tenuta

Come contraltare, Lorenzetti mostra anche cos'è un cattivo governo e quali effetti può sortire sulla città amministrata. Degno monito per molte amministrazioni odierne, purtroppo.

Allegoria del cattivo governo, ogni figura rappresenta una metafora di un vizio dello stesso: avarizia, vanagloria, crudeltà, proibizionismo, fraudolenza, superbia, con la tirannide in trono

Gli effetti sulla città, ovviamente, non saranno molto positivi:

Effetti del cattivo governo: la città è degradata, povera e mal tenuta

Il palazzo pubblico dunque, vuole essere un monito ed un incitamento a governare in modo retto e giusto. In un mondo come quello medievale, dove la comunicazione, più che scritta, era effettuata attraverso le immagini, affreschi del genere dovevano ispirare i governanti ad un'amministrazione retta ed equa.
Oggi il palazzo pubblico di Siena è sede del comune, ma è comunque aperto alle visite. Una buona proposta per capire come la civiltà del medioevo sia stata foriera di grandi apici che nulla hanno da invidiare rispetto ai passi effettuati dall'umanità nelle epoche successive.

09 novembre, 2017

Great Battles of Historie Medievali: La Battaglia di Las Navas

La battaglia di Las Navas fu antecedente la sconfitta Cristiana nella battaglia di Alarcos del 19 luglio 1195.

Dipinto di Victor Morelli della battaglia di Las Navas

Le conseguenze di quella disfatta obbligarono Alfonso VIII di Castiglia a chiedere al Califfo Almohade una tregua decennale, che gli consentì di riorganizzarsi e recuperare le forze per un futura vendetta. Era il 1211 quando i musulmani, situati in Spagna, occuparono con un duro assedio, la piazzaforte di Salvatierra, che era l'ultimo bastione cristiano a sud del Fiume Tago, la cui conquista lasciava spianata la strada per attaccare e impossessarsi diToledo. La conquista musulmana di quella piazzaforte mise in duro pericolo gli stanziamenti restanti dei Cristiani in Spagna, ma nel frattempo, nel campo musulmano, il Califfo Muhammad an-Nasir studiava la possibilità di un attacco in grande stile, proclamando una nuova Jihad. Lo scopo era quello di riunire sotto lo stendardo musulmano tutti i popoli che erano contro i cristiani, in modo da annientarli e annettere definitivamente tutti i regni del Nord della Spagna. Oggi gli storici medievalisti si chiedono se effettivamente, nei piani del Califfo, era inclusa la conquista della Francia e dell'Italia intera, in modo da far crollare definitivamente la Cristianità, conquistando Roma.
La predicazione della Jihad si estese in tutti i territori che facevano parte dell'impero Almohade, dal Marocco alla Tunisia, con l'obiettivo di mettere insieme un grande ed eterogeneo esercito di combattenti, da scagliare contro i cristiani. Nel frattempo anche Alfonso VIII di Castiglia seguì il consiglio dell' arcivescovo di Toledo Rodrigo Jiménez de Rada, che a sua volta chiese a papa Innocenzo III di indire una crociata contro gli infedeli. Il fine era quello di coinvolgere gli altri sovrani spagnoli e di richiamare più combattenti possibili da tutta Europa, per contrastare l'avanzata musulmana. Il papa indisse la Guerra Santa, mettendo in risalto una possibile azione musulmana anche contro la stessa Roma. Molti uomini risposero all'appello, giungendo in Spagna soprattutto dalla Francia e dall'Italia del Nord. Lungo il tragitto queste bande di uomini saccheggiarono e depredarono le comunità ebraiche di Toledo e non solo; poco dopo, molti di loro decisero di abbandonare il campo e tornarsene a casa prima che le operazioni belliche iniziassero. Purtroppo questa ritirata ebbe un effetto negativo sui piani di Alfonso VIII, che con tenacia riuscì a riunire, il 19 giugno 1212 a Toledo, un grande esercito. Si mossero verso sud in direzione delle fortezze musulmane di Malagon, Calatrava, Alarcos e Caracuel.

Situazione Geopolitica della penisola tra il 1157 e il 1212

Lo schieramento Cristiano poteva contare (attenendoci a moderne stime) su circa 12000 uomini, di cui 8000 fanti e 4000 cavalieri, comandati da Alfonso VIII di Castiglia, Pietro II d'Aragona e Sancho VII di Navarra. A questi uomini, si unirono i Cavalieri dell'Ordine di Santiago e Templari, volontari di Leon e volontari francesi. Sul fronte opposto i musulmani contavano circa 25000 uomini, con Andalusi volontari a supporto, capeggiati da Muhammad al Nasir. Dopo alcuni scontri la vera e propria battaglia fu combattuta nel sito chiamato Mesa Del Rey: lo schieramento musulmano aveva al centro la fanteria Almohade, con volontari musulmani e Andalusi a protezione, ai lati vi era la cavalleria araba e turca a protezione. L'armata Cristiana si schierò con la classica formazione tattica usata dagli eserciti medievali europei.

Schieramento della Battaglia di Las Navas

L'attacco Cristiano aprì la battaglia; l'ala sinistra di volontari respinse i contingenti Cristiani che si contrapponevano loro, mentre la cavalleria Cristiana metteva in fuga gli Andalusi che quasi non combatterono. Lo scontro diventò aspro al centro, mentre lentamente anche l'ala sinistra musulmana cominciava a cedere alla pressione Cristiana. Lo sfondamento fu inevitabile, il Califfo sfuggì a stento alla morte, rifugiandosi a Baeza, poco prima che, sulla sua guardia personale, piombasse Alvaro Nunez de Lara.

La Battaglia in dettaglio

Si dice che la tenda del Califfo fosse stata circondata da catene d'oro poste a sua difesa. Il fatto di averla violata, malgrado la fuga di Muhammad al Nasir, inorgoglì a tal punto la casa di Navarra da indurla a cambiare il proprio stemma araldico, raffigurandovi su campo rosso, catene dorate con, al centro, un verde smeraldo lì dove sorgeva la tenda del Califfo, poi presa.

Il Blasone di Navarra

 La vittoria Cristiana fu totale: le perdite Musulmane furono enormi, tanto da avvicinarsi all' 85-90% dell'armata, mentre per i Cristiani solo intorno al 30%. Fra i vincitori, i caduti furono Pedro Arias (Gran maestro del Sacro Ordine di Santiago) morto per le ferite il 3 agosto, Gomez Ramirez dell'Ordine dei Cavalieri Templari, e infine Ruy Diaz Gran Maestro dell'Ordine di Calatrava. Di lì a poco, a Marrakesh, il Califfo moriva il 13 dicembre del 1213.

06 novembre, 2017

Simone Martini

Simone Martini, grande pittore di scuola senese del gotico internazionale, nasce a Siena nel 1284.
Non si sa molto della sua vita prima del 1315.
Il Vasari sostiene che Simone Martini sia stato allievo di Giotto, anche se, il particolare uso decorativo del colore e del contorno lascia intendere che quasi sicuramente la sua prima formazione sia stata opera di Duccio di Buoninsegna.
Nel 1315 realizza l'opera che meglio incarna la sua arte, lo straordinario affresco della "Maestà", nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena, poi rielaborata in seguito, nel 1321.

La Maestà del Palazzo Pubblico di Siena
 I materiali sontuosi e il distacco della Madonna derivano dallo stile bizantino della generazione precedente, mentre la linea decorativa, il gesto e l'espressione sono tipici dello stile gotico cortese in uso a Siena. In questo affresco salta all'occhio anche un uso della prospettiva finalizzato a creare profondità e maggior realismo. Nel 1317 Simone Martini dipinge una pala d'altare per Roberto d'Angiò (re di Napoli, 1309-1343). Anche in questo caso vi è l'utilizzo della prospettiva.
Probabilmente allo stesso periodo risale anche la decorazione ad affresco della cappella di S. Martino nella Chiesa Inferiore di S. Francesco ad Assisi, che rappresenta un perfetto connubio tra religione e laicità, proprio perché è considerata come la più alta espressione dei valori cortesi e cavallereschi, spianando quindi la strada ad un'arte concentrata su ciò che è "terreno" e sull'uomo.

Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi, affresco 968x340 cm, Sala del Consiglio, Palazzo Pubblico di Siena
Nel 1328 Martini realizza un affresco sulla parete che si trova di fronte alla sua "Maestà" nel Palazzo Comunale di Siena, per commemorare il condottiero Guidoriccio da Fogliano, che in quell'anno ottiene una grande vittoria per Siena, liberando la città di Montemassi.
Quest' opera, decisamente originale, è considerata come uno dei primi ritratti equestri. Recentemente è stata però oggetto di dibattito, al punto che alcuni studiosi sono giunti ad affermare che non sia opera di Simone Martini, in quanto risalente ad un periodo successivo. Questa tesi si basa su prove tecniche che sembrano dimostrare che l'affresco si trovi al di sopra di un altro affresco del 1363.

L'Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita
L'opera che meglio riassume l'arte di Simone Martini è l' "Annunciazione" del 1333, firmata in collaborazione con Lippo Memmi. Si tratta di un affascinante insieme, composto da una fragile grazia, un dolce sentimento e grande cura per la bellezza dell'artigianato.
Il lavoro di Simone Martini è assolutamente gotico, motivo per il quale viene molto apprezzato in Francia. Dal 1335 fino alla sua morte, lavora proprio in Francia, presso il papato di Avignone. È in questo periodo che conosce Francesco Petrarca. 

Il Polittico Orsini di Simone Martini, particolare dell'Andata al Calvario
Nel 1342 dipinge un soggetto inusuale, "Cristo rimproverato dai suoi genitori", frontespizio di un manoscritto di Virgilio, appartenente a Petrarca. Dipinge anche un ritratto di Laura, l'amata del Petrarca, oggi perduto, ma menzionato in uno dei sonetti del poeta. Le opere realizzate in Francia sono andate in gran parte perdute, ad eccezione di un polittico dedicato a Napoleone Orsini.
Martini è il primo artista a portare oltralpe lo stile artistico italiano. La sua presenza in Francia risulta quindi di fondamentale importanza per la nascita di un gotico internazionale.
Martini morirà ad Avignone nell'agosto del 1344 e la sua straordinaria arte sarà presa ad esempio da pittori italiani, francesi e delle Fiandre.

04 novembre, 2017

Il medievalismo

Durante il XIX secolo, ci fu in Europa una riscoperta ed una rivalutazione del mondo medievale. Imbrigliata dalla logica dell'illuminismo, gli intellettuali reagirono fondando una corrente detta "romanticismo", in cui cercarono un ritorno alla spiritualità, alla fantasia, all'emozione, all'emotività e all'immaginazione; tutti sentimenti andati trascurati da un'epoca in cui si cercò di spianare la strada alla logica. Così gli intellettuali, per sfuggire alle brutture dell'industrializzazione delle città, che stavano diventando dei veri e propri mostri, abbracciarono la lontana ed esotica epoca del medioevo.

Tale tendenza si ebbe in molti campi della cultura del tempo: in architettura, per esempio, lo stile medievale che, più di tutti, si staccava dalle imbrigliature dei canoni classici fu appunto il gotico. Così, a partire dagli anni 40 del XIX secolo, fiorì in tutta Europa uno stile architettonico che non era null'altro che lo stile gotico del medioevo, un nuovo gotico, un Neogotico.


Palazzo del Parlamento a Londra, costruito nel XIX secolo
Il fascino prodotto sull'immaginario collettivo fu straordinario, e questo movimento artistico, architettonico e letterario, fu un successo per tutta l'Europa, soprattutto per quella anglosassone. Rimanendo in campo architettonico, in Germania ed in Austria sono molte le costruzioni che si rifanno a tale stile: esempi sono il Municipio Nuovo di Monaco di Baviera, la chiesa di San Nikolai ad Amburgo, il completamento del duomo di Colonia, rimasto incompiuto per secoli, il castello di Neuschwanstein in Baviera.

Monaco di Baviera, municipio nuovo
Castello di Neuschwanstein
Nell'impero Austroungarico, diverse costruzioni di Vienna seguono lo stile neogotico, come la VotivKirche, oppure il parlamento di Budapest, autentico capolavoro neogotico.

Votivkirche di Vienna
Diverse strutture universitarie, come Oxford e Cambridge, costruiscono sedi in stile neogotico.
Influenze di architettura neogotica approdano anche in Italia: si rammentano il caffè Predocchi di Padova, le facciate di Santa Croce e Santa Maria del Fiore a Firenze, e la facciata della cattedrale di Napoli.

Enrico Alvino, facciata neogotica del Duomo di Napoli
Se nell'architettura il gotico la faceva da padrone incontrastato, nella pittura nacque un movimento che condannò tutti i canoni accademici imposti da Raffaello in poi, e decise di tornare a quei temi precedenti al grande pittore rinascimentale: le tematiche principali divennero appunto quelle medievali, come le annunciazioni, le tematiche dantesche o Shakespeariane; e così nacque il movimento dei Preraffaelliti. 

Ophelia di John Everett Millais
Anche le figure norrene erano tema di elaborazione artistica, come mostra il quadro di Edward Robert Huges, "La veglia della valchiria".

La veglia della valchiria

Anche la letteratura ebbe un'epoca di celebrazione del medioevo col romanzo gotico, che avrà un inizio precoce rispetto agli altri movimenti, e cioè nella seconda metà del XVIII secolo: l'unione di elementi romantici e dell'orrore darà vita ad importanti opere ambientate nel medioevo o in ambienti a sfondo medievale, e che culmineranno con veri e propri capolavori della storia della letteratura, come Frankenstein, Dracula e Lo Strano Caso del Dottor Jekill e del Signor Hyde, che in seguito, spianeranno la strada ad un altro genere letterario che spopolerà nel XX secolo: la fantascienza.

Come si può vedere, la riscoperta e l'apprezzamento del medioevo, il guardare e riscoprire il passato, ha dato la spinta per creare nuove opere e nuove idee. Si sono gettate le basi per nuove correnti di pensiero; si è colta l'opportunità per analizzare nuovamente la sfera sentimentale dell'animo umano, che l'illuminismo ed il neoclassicismo avevano trascurato, in quanto avevano come primo obiettivo, uscire dall'ammorbante dogmatismo del XVII secolo. Il cammino del mondo occidentale è andato avanti anche attraverso la riscoperta di questa era passata.

28 ottobre, 2017

Le vette dell'arte medievale: il duomo di Monreale

Nei luoghi in cui le culture si incontrano, nasce qualcosa di nuovo che non ha precedenti nelle epoche passate. In sintesi è questa una delle grandi lezioni che possono darci il Medioevo e la storia in generale.
Un esempio di tutto ciò è in Sicilia, terra che, storicamente, è sempre stata di confine fra l'Occidente ed i mondi che la circondano. In periferia di Palermo infatti, esiste un paese che ha uno fra i più begli esempi di arte arabo-normanna che esistano: il duomo di Monreale.

Facciata del duomo
Con la conquista della Sicilia nell'831 d.C., i Saraceni avevano cacciato i cristiani sulle colline circostanti, lontano dai centri maggiori; così, a Palermo, mentre la cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta veniva trasformata in moschea, la corte arcivescovile edificò una nuova chiesa sulle alture della vicina Monreale. Nel 1172 i Normanni, nuovi signori dell'isola che avevano cacciato gli arabi, stavano edificando grandi palazzi e sontuose chiese; per devozione al Cristianesimo, e per sfoggio di potenza, Guglielmo II il Buono decise di costruire, sui resti della chiesa edificata in precedenza a Monreale, una nuova chiesa che, nel 1178, ottenne da Papa Lucio III, il titolo di Duomo.

Guglielmo II dedica la cattedrale di Monreale alla Vergine Maria

Una serie di privilegi e concessioni regali ai clerici seguono da parte dei normanni; ma sarà solo sotto gli Angioini, nel 1267, che la nuova chiesa sarà consacrata in tutta la sua magnificenza.

La chiesa segue i modelli cluniacensi: una facciata contornata da due massicce torri ed una piazza quadrangolare dinanzi al sagrato. Superato il supportico barocco, si apre un portale del 1185 in bronzo, opera di Bonanno Pisano.

Portale del Pisano, raffigurante scene della bibbia

L'interno della chiesa, con i suoi mosaici d'oro, è sfarzoso e luminoso:

Navata centrale

Tre navate, dalla base in marmo e in alto rivestite di mosaici bizantini, sono scandite da una serie di finestre a tutto sesto, che conferiscono luminosità alla struttura. Le navate terminano con archi a sesto acuto che sostengono il peso della navata, anch'essi rivestiti di mosaici. I mosaici in navata, descrivono scene dell'Antico e del Nuovo Testamento. Eccone alcuni esempi:

Creazione dei cieli

Adamo ed Eva vicino l'albero della conoscenza

Sacrificio a Dio di Caino ed Abele
Torre di Babele
Alcuni esempi del Nuovo Testamento:

Gesù e la Samaritana

Gesù ed il lebbroso
Miracolo della resurrezione

La meravigliosa abside invece, descrive le storie di San Paolo ed ha in alto il Cristo Pantocratore, uno dei mosaici più famosi del medioevo.

Abside
In sintesi, se vi trovate in Sicilia, dalle parti di Palermo, non perdete occasione di visitare questa meravigliosa chiesa, oltre alle altre del circuito arabo normanno della città che, rammentiamo, è riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità. Esempi di bellezza unici al mondo che vale la pena scoprire.

25 ottobre, 2017

I Normanni nell'Italia meridionale e in Sicilia

La storia ci racconta che l'Italia Meridionale e la Sicilia non subirono attacchi dai vichinghi durante il X sec., attacchi che interessarono quasi tutta l'Europa. All'inizio dell' XI sec. alcuni gruppi di guerrieri Normanni, provenienti da Normandia e nord Europa, giunsero in Puglia come mercenari al soldo di Melo di Bari, un latifondista di origine Longobarda che si era ribellato a Bisanzio. I mercenari Normanni vagarono per il territorio dell'Italia meridionale, offrendo i loro servigi da mercenari e facendosi pagare cospicue somme di denaro dai signori e dai signorotti locali. Soltanto nel 1030 il capo di una di queste bande di mercenari, chiamato Rainolfo Drengot, ottenne dal Ducato di Napoli, la Contea di Aversa in cambio dei servigi che doveva rendergli. La Contea di Aversa quindi, divenne un punto di riferimento per gruppi Normanni provenienti dal nord Europa, come ad esempio per la stirpe dei Tancredi d'Altavilla; i suoi figli ebbero la possibilità di giungere fino ad Aversa grazie alla presenza di questa piccola Contea. Nel 1038 due figli di Tancredi, Guglielmo Braccio di ferro e Drogone, approfittarono della debolezza dell'Impero Bizantino in queste regioni del sud Italia, per conquistare Melfi in Puglia. Il Ducato di Melfi divenne il trampolino di lancio per le successive conquiste Normanne, come ad esempio la Calabria guidata da Roberto il Guiscardo.

I territori Normanni nell'XI sec.

Soltanto nel 1048-1054 l'espansione Normanna trovò un ostacolo: Papa Leone IX, non vedendo di buon grado l'espansione verso la Campania in direzione di Benevento, città che era assoggettata all'autorità papale, decise di muovere guerra contro di loro, ma nel 1053 fu sconfitto e fatto prigioniero. Il papato si trovò in difficoltà anche a causa dello scisma della Chiesa greca. Fu a quel punto che il papato si rese conto che i Normanni potevano essere dei validi alleati in grado di strappare a Bisanzio i territori dell'Italia meridionale, ottenendo un'influenza maggiore sulla Chiesa greca. Nell'anno del 1059 venne stipulato così l'accordo di Melfi, in cambio dell'appoggio normanno al papato. Infatti Riccardo D'Aversa e Roberto il Guiscardo vennero riconosciuti vassalli della Chiesa di Roma, inoltre Roberto fu riconosciuto come Duca di Puglia, di Calabria e futuro Duca di Sicilia, titoli che indicavano verso quale direzione il papato indirizzasse l'espansione dei nuovi alleati. Da quella data Roberto il Guiscardo ebbe numerosi successi militari; infatti nel 1060 completò la conquista della Calabria, nel 1061 prese Messina, nel 1071 Bari, poi  Palermo nel 1072, e nel 1073 Amalfi. Nel 1073, impossessandosi di Salerno, portò a termine la conquista dell'Italia meridionale, ma il Guiscardo, incoraggiato dai successi ottenuti, puntò verso i Balcani per aprirsi la strada in direzione di Costantinopoli, forse spinto anche dall'idea del Papa. Sfortunatamente fu richiamato in Italia per sedare una rivolta filo-Bizantina, morendo nel 1085 in seguito ad un'epidemia.

Il Papa Niccolò II, durante il primo Concilio di Melfi, nomina Roberto il Guiscardo, Duca di Puglia e Calabria.

Il figlio di Tancredi, Ruggero I aveva portato avanti l'occupazione della Sicilia, cacciando definitivamente la dominazione araba nel 1091. Solo Ruggero II figlio di Ruggero I e unico erede del Guiscardo, decise di riunire sotto la sua autorità tutti i territori conquistati dai suoi avi Normanni.  Infatti la notte di Natale del 1130 fu incoronato da papa Anacleto II con il titolo di "re di Sicilia di Calabria e delle Puglie". Ruggero II riprese la politica espansionistica verso i Balcani ma non vi riuscì a causa della sua prematura dipartita. La politica d'espansione fu abbandonata anche dal figlio Guglielmo I, per poi essere ripresa dal successore Guglielmo II, al quale toccò in sorte di passare alla storia come ultimo re dei Normanni di Sicilia. I domini passarono, in mancanza di eredi, a Costanza d'Altavilla che era figlia di Ruggero II. Costanza aveva sposato Enrico VI figlio di Federico Barbarossa, il quale grazie ad un matrimonio politico, riuscì a riunire la corona Imperiale e la corona del Regno Normanno di Sicilia, in modo da stabilire una dominazione, inizialmente militare,  dimostrando successivamente grandi capacità organizzative e legislative. Il Regno di Sicilia era costituito da numerose città, diverse dall'isola stessa, come Amalfi, Salerno, Beneventom, Capua, che avevano origini non solo bizantine ma anche longobarde e arabe; per questo i Normanni cercarono di applicare su tutto il regno una politica unitaria, in modo da integrare e rafforzare la propria monarchia sui territori assoggettati. Questa forma di governo portò ad un'affermazione delle idee Normanne a livello politico e amministrativo, ma anche alla creazione di un apparato burocratico all'avanguardia rispetto al resto d'Europa. Molte delle usanze e della cultura del popolo scandinavo furono portate, adattate e integrate anche con le culture circostanti. Come in Inghilterra, in Normandia e parte del Nord Europa, i Normanni introdussero le loro relazioni vassallatiche tra il potere centrale e le aristocrazie locali: furono istituite ad esempio le figure dei funzionari, posti sotto il controllo diretto del re, i camerati e giustizieri, che avevano il compito di esercitare la giustizia e gestire l'amministrazione delle circoscrizioni pubbliche sotto il controllo della Corte stabilita a Palermo.

Espansione Normanna nell'XI-XII secolo

Le città del Meridione dipendevano invece direttamente dal re senza alcuna mediazione signorile; infatti furono relegate ai margini della vita politica, sia perché la dipendenza dal potere centrale delimitava la libertà d'azione, sia perché gli ufficiali cittadini eletti localmente, essendo considerati rappresentanti del re, divennero di nomina regia. Questo spiega perché il Meridione non fu investito da quello sviluppo della vita comunale che caratterizzò il resto d'Italia. La corte di Palermo non solo divenne la residenza del re stesso, ma anche un importantissimo centro artistico-culturale, dove si usavano gli elementi della cultura arabo-bizantina con quella della tradizione nordica normanna.

23 ottobre, 2017

Historie medievali: le ricette della tavola rotonda

Le ricette che vi proponiamo oggi, sono le seguenti:

MINESTRA DI TRIPPA

Ingredienti:

800gr. di trippa
50gr. di lardo
2 carote
1 porro
1 cipolla
1 gambo di sedano
1 pizzico di menta
1 pizzico di salvia
1 osso di carne salata
cacio a piacere
spezie a piacere

Procedimento
Lavare le trippe e tagliarle in piccoli pezzi.
Preparare il soffritto di porri, cipolle, carote, sedano e lardo finemente tritato.
Pronto il soffritto, aggiungere le trippe, l’osso di carne e acqua, fino a coprire il tutto; portare ad ebollizione e lasciare cuocere per circa due ore.
A cottura raggiunta, aggiungere la menta, la salvia e lasciare bollire per altri 10 minuti circa.
La minestra a questo punto è pronta: servirla calda e con una spolverata di cacio e di spezie a piacere.


VINO SPEZIATO

Ingredienti:

1/2 litro di vino rosso buono o bianco secco
75gr. di zucchero semolato
25gr. di miele d’acacia
4gr. di cannella
5gr. di zenzero

Procedimento
Scaldare il vino (non bollire), dopodiché mescolarlo con tutte le spezie rese in polvere, lo zucchero, il miele e lasciare in infusione per 6 ore.
Filtrarlo almeno due volte con un colino e della garza, travasarlo in bottiglia e conservare in luogo fresco.